The Doors: l’incidente di Miami

Siamo nel 1969. I Doors di Jim Morrison sono all’apice della carriera. Il primo marzo di quell’anno si verifica un episodio celebre, nel bene o nel male, della storia della band, il cosiddetto “Incidente di Miami”.
(a cura di Matt)

Quella sera, la band aveva in programma uno show al Dinner Key Auditorium di Miami, la cui capienza stimata (e legalmente consentita) era di 7000 persone. Il fatto che effettivamente invece ci fossero 12000 spettatori, rappresentava un primo problema.

Morrison quel giorno aveva perso alcune coincidenze aeree ed era in ritardo per lo show di più di un’ora, e tanto per cambiare vi si presenta completamente ubriaco,

avendo bevuto per quasi tutta la giornata.
La folla scoppia sul tanto atteso attacco di “Back door man”, ma il buon Jim sembra cantare assorto, non pare molto interessato al marasma di fans in delirio per lui: è questo l’inizio di una delle serate più controverse della storia della band, che ha quasi portato al deraglio dei quattro.

Morrison inizia a rivolgersi alla folla con frasi come “Amatemi, non ce la posso fare senza il vostro amore, datemi un po’ di amore”. Si riparte con “Five to one” ma durante l’assolo di Krieger, Jim riprende: “Siete un branco di fottuti idioti”. Qui il pubblico scoppia in un applauso e in una risata generale, e il Re Lucertola incalza “Lasciate che vi si dica cosa fare, lasciate che vi comandino a bacchetta” e poi prosegue in questa direzione, dando degli schiavi [del sistema] alla crowd, che in risposta inizia ad agitarsi seriamente. A fine assolo, Morrison riprende il brano e lo canta fino alla fine. E qui riparte con la predica, spiegando che non incita una rivoluzione, una manifestazione, ma chiede solo di amarsi tutti a vicenda, di divertirsi tutti insieme, mentre la band tenta di fermarlo attaccando “Touch me”, che dopo due soli versi viene nuovamente interrotta da Jim, che non riesce a stare dietro la canzone e si incazza. Riprovano ad attaccarla, ma niente. Si prosegue allora con “Love me two times” e “When the music’s over”, ma nel break centrale del pezzo Jim riparte con dialoghi con il pubblico, continui incitamenti all’amore della folla e raccontando la storia della sua vita dalla nascita, per poi nuovamente tornare al controllare le scuole e il mondo, e incitare ancora una volta l’amore e le danze più sfrenate. Con il front man ormai fuori controllo, la band attacca “Light my fire”, all’interno della quale si riparte con la predica. Durante tutto ciò c’è anche stato spazio per una fan che lava Morrison con dello champagne, facendogli togliere la maglia. Da qui, Jim incita anche alla nudità, usa la maglia per coprirsi all’altezza dell’inguine e fa strani movimenti con la mano dietro ad essa, senza dimenticarci di una simulazione di “sesso orale” (per non dire altro) in ginocchio di fronte a Krieger durante un assolo.
Nel caos più totale, l’esibizione termina, con Jim che si defila rapidamente nel backstage, non prima di aver dato un ultimo sguardo compiaciuto alla folla da una balconata.
Poche ore dopo, la band sale su un aereo per Caraibi, dove resta per un certo periodo.

Ora contestualizziamo il tutto per capire le conseguenze che quella serata ha portato. Siamo a cavallo tra i 60s e i 70s, e il sistema americano è più che mai bersaglio di continue rivolte e manifestazioni giovanili (ricordiamo che sono gli anni del Vietnam). Erano gli anni in cui essere un’icona ribelle contro gli USA, per i giovani era come benzina sul fuoco. Proprio per questo l’FBI non aspettava che il giusto passo falso di questi personaggi per avere il pretesto di arrestarli. Ecco: la performance di Morrison di quella sera era il pretesto perfetto. Folla violenta e scatenata, incitamenti alla rivoluzione, al controllo del sistema, alla lotta al governo schiavista… Il tutto condito con atti osceni sul palco, “parole sediziose” e “possibili violenze razziali” tra il pubblico (questo recitavano i rapporti dell’FBI). E poi la rapida fuga di Morrison dopo lo show per i Caraibi.

Che le affermazioni dello Sciamano sul palco fossero puro frutto di un mix di teatralità ed eccessi alcolici lo abbiamo intuito tutti, e la “fuga”, per com’è stata definita, era una cosa già prevista da calendario, come semplice vacanza.
Ma per le autorità c’erano le condizioni perfette per incastrare Jim ed emettere un mandato di cattura.

C’è anche da dire che l’agitazione del pubblico e il fatto che ci fosse quasi il doppio delle persone massime per la location, avevano forse generato ancora più caos della performance dei Doors; colpa del booking o no, se Morrison non si fosse volatilizzato immediatamente, probabilmente sarebbe stato arrestato (visti anche i precedenti del caso New Heaven, ma questa è un’altra storia). Infatti a fine marzo, il cantante è stato definito ‘fuggitivo’ dalle autorità, e il mandato di cattura era arrivato addirittura ai servizi segreti militari, nonostante dai rapporti non risulti che Jim avesse compiuto dei crimini così gravi. Morrison era probabilmente un bersaglio predestinato, e addirittura la malsana organizzazione del concerto, volta ad aumentare il caos, sembrava quasi parte del piano. L’ennesimo tentativo di dimostrare che le rockstar fanno male ai giovani e che incitano alle rivolte. E questo episodio non sarebbe isolato. Vi ricordate, per esempio, quando Nixon fece di tutto per fare arrestare Lennon appena sbarcato a New York? Ecco. Era una vera e propria operazione volta a creare dei nemici pubblici come capri espiatori. Resta il fatto che i rapporti dell’FBI non parlano di nessun atto così terribile da smobilitare né la CIA, né tantomeno i servizi segreti militari, e questo parrebbe sostenere la nostra tesi.

Nessuno saprà mai effettivamente se questa teoria sia corretta, ma abbiamo ragione di pensare che lo sia, visto il contesto. Una cosa è sicura: tutto quello che ha fatto o detto Jim si è verificato, ed è dimostrato anche da alcune registrazioni.

Il fatto era stato forse l’incidente più grave che la band abbia mai affrontato, ma fortunatamente ha potuto proseguire la carriera, almeno fino alla morte del Re Lucertola.

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